Lavorare in un contesto professionale in continuo mutamento è ormai abbastanza normale per ogni tipo di professionista, anche se non tutti i dipendenti possono beneficiare delle migliori condizioni possibili per dimostrare il proprio talento e la propria professionalità.
Chiunque sia agli inizi della propria carriera professionale, incontrerà il temutissimo muro dei paradossi: non è possibile trovare lavoro senza aver maturato esperienza e non è possibile acquisire esperienza senza aver trovato lavoro.
Quando ci si occupa di selezione e recruiting è di fondamentale importanza riuscire a focalizzare immediatamente, quelli che sono i requisiti che la risorsa da inserire deve possedere.
Un nuovo fenomeno ha preso piede e sarà difficile arginarlo: stiamo parlando del quiet quitting, ovvero “abbandono silenzioso”, un concetto probabilmente non inedito ma che in era post-pandemica sta animando fortemente il dibattito sul mercato del lavoro.
Investire nei propri dipendenti, nel mondo del lavoro di oggi, viene (per fortuna) vista come un’attività redditizia, che porta a una crescita delle imprese, non solo dal lato squisitamente umano, ma anche da un punto di vista finanziario.
Che cos’è un’azienda? Se volessimo dare una definizione soffermandoci sull’aspetto umano, potremmo definirla come un gruppo di persone chiamate a cooperare al fine di conseguire un obiettivo comune.
La gestione dei conflitti al lavoro è una delle tematiche più interessanti per quanto concerne la vita quotidiana di un’azienda del contesto attuale, proprio perché, oggi, situazioni di questo genere si verificano sempre più frequentemente.
Numerose ricerche sostengono che, ad oggi, i datori di lavoro dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di percorsi di carriera non lineari.